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	<title>Adacosco&#039;s Weblog</title>
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		<title>LA POLITICA DEI TAGLI HA ISOLATO LA CALABRIA  PARLA FRANCO LARATTA</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 13:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adacosco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Oggi abbiamo riportato all’attenzione i calabresi nel sistema mediatico per i trasporti in Calabria”così ha esordito l’on Franco Laratta membro della Commissione Trasporti della Camera sui tagli tutti made in Italy. In tutti i settori, ma dove Trenitalia non ha pensato di suddividere i disservizi equamente da nord a sud della bell’Italia per diminuire i costi. Mentre ha fortemente penalizzato il mezzogiorno, rendendo una Calabria in pieno isolamento. “Le FFSS hanno continuato ad investire verso il nord” continua l’On. mentre nel mezzogiorno sono tagliati i treni ad alta velocità, i notturni, ed il trasporto dei pendolari è scarso e l’igiene non soddisfa affatto le esigenze. I risultati della protesta pacifica si sapranno oggi con il gruppo del centro sinistra e una delegazione parlamentare, discuterà in Regione (Calabria) per analizzare quali azioni attivare per poi parlare con i Ministri di Trenitalia. Il grido di dolore è riacutizzato dai tagli del Premier MONTI, sacrifici dai quali nessuno può esentarsi. 29 Sindaci da Cosenza a Rende, da Paola a Diamante tutto il tirreno e i cittadini sullo Ionio sono pronti a ribellarsi a quel sistema ridicolo che sta deteriorando un mezzogiorno già privo d&#8217;attività. Intanto, arrivano attestati di solidarietà ma anche di rabbia proprio da chi al Nord, rappresenta a Torino una grande fetta di calabresi, siciliani, in Piemonte l’associazione MAGNA GRAECIA MILLENNIUM di cui il Presidente è il dott. Francesco Furchì che ribadisce: “Lo strapotere di Trenitalia oramai come unica impresa di monopolio ferroviario è risaputa. Mi chiedo se i cittadini sono a conoscenza che la Regione Calabria paga per i treni di solo servizio regionale circa 100 milioni di euro (cifra enorme) l’anno, dalle tasche dei contribuenti calabresi per avere treni da insofferenza, sporchi, con porte che non funzionano, wc puzzolenti e sempre mal funzionanti e senza acqua e non parliamo a quando risale la sanificazione. E’ ora che il monopolio delle ferrovie finisca e soprattutto Trenitalia con i soldi dei cittadini italiani, anche calabresi, non porta  servizi, -spesso pagati dalla Regione- e che investe all’estero tramite sue controllate. Per questo è ora che intervenga l’autorità competente perché i calabresi sono cittadini e non sudditi.” Il dottor Furchì ha voluto essere presente alla protesta tutta calabrese per un trasporto a rotaie che permetteva di essere più vicino a quell’Italia che ultimamente si allontana sempre di più. Ma scaturisce un altro sopruso, lo strapotere di Trenitalia mette in evidenza quanta tolleranza e pazienza nel corso del tempo i meridionali hanno avuto soprattutto sulle vetture ferroviarie che appartengono ad un tempo che la nuova generazione non riconosce, e che oggi non accetta più violenze e soprusi di nessun genere.</p>
<p>Ada cosco</p>
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		<title>E’ nata finalmente l’ARGA in Calabria ossia “green journalist ”</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 20:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adacosco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Italy]]></category>

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		<description><![CDATA[L’agenzia di fresca nomina in Calabria, grazie ai giornalisti esperti che faranno parte del nuovo gruppo in rappresentanza dell’ambiente, agricoltura, territorio, gastronomia, ecc.. e metteranno sicuramente in rilievo le peculiarità di un territorio che ha bisogno di riprendere le fila. Vale a dire perse le origini, persa l’identità.. E ci preme rappresentare questo settore che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=143&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’agenzia di fresca nomina in <a class="zem_slink" title="Calabria" href="http://www.regione.calabria.it/" rel="homepage">Calabria</a>, grazie ai giornalisti esperti che faranno parte del nuovo gruppo in rappresentanza dell’ambiente, agricoltura, territorio, gastronomia, ecc.. e metteranno sicuramente in rilievo le peculiarità di un territorio che ha bisogno di riprendere le fila. Vale a dire perse le origini, persa l’identità.. E ci preme rappresentare questo settore che nel corso del tempo ha subito delle lacune di collegamento trascurando le generalità, vuoi perché si è sottovalutato il settore, vuoi perché si è pensato solo ad asciugarne fondi monetari(messi a disposizione: per la promozione  compresa comunicazione e sviluppo). Oggi, vogliamo sostenere a gran voce che chi perde le origini è un ibrido un innesto di un tempo senza ciclo, un trapianto di condizioni storiche senza testimonianze. Ecco, noi che facciamo parte dei giornalisti dell’ARGA, non solo buon gustai, peroratori delle giuste cause per l’ambiente, sostenitori del territorio che conserva ancora fatti di una storia che deve essere portata alla luce e a conoscenza dei posteri, per ridare quel giusto riconoscimento a quella Patria che ha parlato di caciocavallo e di sopessata. Frittole e covatelli, senza i qualila Calabrianon èla Calabria!!. Quasi un Nuovo Testamento da diffondere per tutti coloro che si sentono italiani veri!</p>
<p>Ada cosco</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/adacosco.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/adacosco.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/adacosco.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/adacosco.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/adacosco.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/adacosco.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/adacosco.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/adacosco.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/adacosco.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/adacosco.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/adacosco.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/adacosco.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/adacosco.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/adacosco.wordpress.com/143/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=143&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>la statua della libertà simbolo di libertà</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 19:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adacosco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[la libertà quanto è costata ai popoli.ma l'america con miss Liberty ci ricorda le lotte popolari.appunto non dimentichiamoci delle conquiste... <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=139&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MISS LIBERTY MONUMENTO ESPRESSIVO DI LIBERTA’</p>
<p>La dea del riscatto di tutte le razze è patrimonio dell’umanità</p>
<p>Tanti gli appellativi regalati alla donna più importante del mondo e sicuramente ambasciatrice di quel appeal gagliardo ma soprattutto messaggera di sovranità popolare. Come una madre che chiede ai propri figli armonia, unione e buon esempio sotto un’unica bandiera che non ha colore, che si stringe al cuore, che si porta con sé con amore e si rispetta. Unica appartenenza la fratellanza, lontano da guerre e lotte. La sua toga si addice ai difensori della giustizia, la torcia brucia un passato di tirannia e schiavitù ma sotto quella apparente granitica fragilità femminile trapela un’astrazione di mamma.</p>
<p>Il Monumento degli Status d’America è stato per il mondo intero un&#8217;espressione symbol legato strettamente alla libertà. S’innalza sul fiume Hudson sulla Liberty Island, un’isola di cinque ettari in cui le fortificazioni erano un basamento, ford Wood di New York, per dare il benvenuto e tanta speranza per chi era in cerca di un mondo migliore.  Realizzata da una struttura di acciaio avvolta da 300 fogli di rame sagomati e uniti insieme, poggia su un basamento granitico importato dalla Sardegna. È alta93 metri(inclusi i47 mdel piedistallo) e si scorge da40 chilometridi distanza. Raffigura una donna che indossa un’ampia toga della giustizia e sorregge fieramente in una mano una fiaccola (emblema del fuoco eterno della libertà) mentre nell&#8217;altra stringe un libro con la data del 4 luglio 1776 (giorno dell&#8217;Indipendenza americana); ai piedi vi sono delle catene rotte (simbolo della liberazione dal potere del sovrano dispotico) e in testa vi è una corona, le cui sette punte rappresentano i sette mari e i sette continenti.</p>
<p><em><strong>Monument to American Independence: Liberty Enlightening the World </strong></em><strong>(Monumento all&#8217;indipendenza americana, la libertà illumina il mondo) </strong>afferma l&#8217;iscrizione ufficiale.</p>
<p>“La libertà illumina il mondo” è il vero principio che viene alla luce nel 1865 alle porte di Versailles dall’idea di alcuni fondatori promotori: il francese Fredric Auguste Bartholdi architetto che l’ha innalzata. Il suo intento era di &#8220;rendere gloria alla libertà e alla Repubblica, nella speranza che questi valori non muoiano&#8221; ispirato, almeno secondo alcune ipotesi, alla statua della libertà, della poesia presente sul monumento funebre di Giovanni Battista Niccolini nella Basilica di Santa Croce a Firenze, altre ipotesi affermano che l’ispirazione venne dal colosso di Rodi una delle sette meraviglie del mondo o al Sancarlone di Arona.Eppure la statua ha una notevole assomiglianza con un’opera di Camillo Pacetti che permane sul portale della navata maggiore del Duomo di Milano. Altra lampadina creativa dell’epoca Edouard Renè De Laboulaye senatore parigino repubblicano anch’esso deciso a donare in omaggio un regalo tangibile da parte della Francia all’America, dell’amicizia indissolubile tra le due nazioni e che commemorasse l’indipendenza conquistata dai due popoli un secolo prima cioè nel 1776. Il progetto reso possibile anche dall’ingegnere Gustave Heiffel, creatore dell’omonima torre, subentrato in un secondo tempo per la progettazione dello scheletro. La donazione avviene attraverso 1883 casse trasportate a New York e qui assemblate, tramite una piccola nave che ha dovuto fare molti viaggi. Certi e convinti della bontà del lavoro fondarono un comitato per la raccolta dei fondi con lotterie e spettacoli, finanche aste. Ma il lungo lavoro portò l’inaugurazione della statua al 28 ottobre del 1886 proprio dieci anni dopo la ricorrenza. E nel 1924 divenne monumento nazionale unitamente all’isoletta sulla quale è posizionata. L&#8217;accesso al pubblico al balcone che circonda la torcia è stato chiuso per ragioni di sicurezza nel 1916, mentre nel 1986 la statua fu ristrutturata e la sua fiaccola, ormai vecchia e corrosa, fu spostata nell&#8217;entrata principale, per poi essere sostituita da una nuova placcata in oro a 24 carati.</p>
<p>Sul <strong>piedistallo</strong> vi è inciso un sonetto intitolato The New Colossus, scritto dalla poetessa statunitense <strong>Emma Lazarus</strong> al fine di raccogliere fondi per la costruzione della Statua.</p>
<p>Dopo gli attentati alle Torri Gemelle dell&#8217;11 settembre 2001, la statua è stata chiusa al pubblico fino al 2004, quando è stato riaperto il piedistallo nel2009, l&#8217;intera statua con limitazioni al numero dei visitatori. È prevista la chiusura per un massimo di un anno, a partire da fine2011, inmodo da poter installare una scala secondaria, i gradini interni sono 354.</p>
<p>La Statuadella Libertà è un’idea per i popoli di tutto il mondo. Lo ha detto Nicolas Sarkozy alla cerimonia per i 125 anni del monumento chela Franciadonò agli Stati Uniti</p>
<p>La statua della liberta’ tra mito e realtà</p>
<p><em><strong>Monument to American Independence: Liberty Enlightening the World </strong></em><strong>(Monumento all&#8217;indipendenza americana: la libertà illumina il mondo) </strong>afferma l&#8217;iscrizione ufficiale.</p>
<p> Quella donna che rappresenta il mito di tanti americani non è stata solo una leggenda metropolitana, anzi, era il punto cruciale anche per gli italiani, tanti apripista, che emigravano e aspiravano a “la Merica”, in un primo momento i nordici, poi i meridionali.  Cosicché gli Stati Uniti dal 1880 decisero di aprire le loro frontiere all’immigrazione nel pieno dell’avvio del loro sviluppo capitalistico, e quando le navi portavano merci in Europa, ritornavano cariche di emigranti. I costi delle navi per l’America erano inferiori a quelli dei treni per il Nord, per questo milioni di persone scelsero di attraversare l’oceano. L’arrivo in America era caratterizzato dal trauma dei controlli medici e amministrativi durissimi specialmente ad Ellis Island, L’isola delle lacrime.</p>
<p>CURIOSITA’</p>
<p>Per quanto riguarda il colore, cioè il verde che copre la statua, qualcuno si è chiesto quale l’arcano motivo dello strano elemento cromatico . Nulla di misterioso. La tonalità della Statua della Libertà è dovuta principalmente a causa delle reazioni chimiche che coinvolgono rame. Queste reazioni hanno portato alla produzione di verde o sali di rame blu. L&#8217;intero processo è sostanzialmente responsabile verso il colore verde noto come patinatura. Quindi, questa è la vera ragione per cuila Statuadella Libertà ha un colore verde.</p>
<p>Un gigante d’acciaio e rame che svetta sulla liberty Island e che da 125 anni regala un ideale benvenuto a tutti coloro che arrivano negli States, fa il compleanno ed essendo il simbolo dell’alleanza tra Francia e Stati Uniti, Sarkozy vola in USA per unirsi ai festeggiamenti insieme al sindaco di New York Michael Blomberg e Roberto De Niro, e rinnovare il trait d’union che congiunge lo Stato d’oltralpe alla città americana che è il simbolo dell’America e, non solo.</p>
<p>Ada Cosco</p>
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		<title>CROTONE FESTEGGIA 150 ° DELL’UNITA’ D’ITALIA RICORDANDO I FRATELLI BANDIERA</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 21:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adacosco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[CROTONE]]></category>

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		<description><![CDATA[Centocinquant’anni d’unità, un compleanno che ognuno nel suo campo anche professionale vuole commemorare a dovere, soprattutto chi si sente Italiano vero. E i calabresi, il mezzogiorno, forti di quel tributato modo di essere: ospitale, premuroso con i forestieri e un legame ai valori, alla famiglia di cui riesce ancora, nel nuovo millennio, a tener salde [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=132&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Centocinquant’anni d’unità, un compleanno che ognuno nel suo campo anche professionale vuole commemorare a dovere, soprattutto chi si sente Italiano vero. E i calabresi, il mezzogiorno, forti di quel tributato modo di essere: ospitale, premuroso con i forestieri e un legame ai valori, alla famiglia di cui riesce ancora, nel nuovo millennio, a tener salde quelle tradizioni e valori in un’Italia che sta perdendo la rotta d’appartenenza. “Terronia” ha un ruolo notevole, checché si voglia far credere, quasi fondamentale nell’unificazione italiana, che vede il periodo risorgimentale come una fase della storia di cui dovremo andarne fieri, soprattutto per le vittorie a favore della società conquistate. Il Risorgimento, infatti, è l’epoca in cui incominciano a sentirsi i moti, i martiri, ed in una terra di stati e staterelli si riusci’ a dare un ordinamento costituzionale e unirli tutti.</p>
<p>Un anniversario della nostra patria: buon compleanno Italia, 150 anni di unione con le sorelle, portati decorosamente!</p>
<p>Ma quest’anno nel 150 esimo anniversario dell’Unità d’Italia vogliamo anche parlare di un’altra Calabria, -quella che ha fatto la storia di ieri, proprio a pochi passi dal centro di accoglienza, quello più grande d’Europa oggi CARA al San Anna di Isola Capo Rizzuto che ospita etnie da tutto il mondo- dove sulla foce del fiume Neto, contrada Bucchi in provincia di Crotone, sbarcarono i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera fondatori dell’Esperia società segreta, e con loro 17 valorosi che nel 1844 persero la vita, morti al grido VIVA L’ITALIA, e pur sapendo che c’era in atto una rivolta sedata vollero lo stesso partire per i monti della Sila dove trovarono le brutture delle lotte armata. E il tradimento di uno dei compagni, il Boccheciampe, visto che non c’era nessuna rivolta abbandonò i suoi compagni e li denunciò alla polizia. La zona dei Fratelli Bandiera, oggi provincia di Crotone, si è voluto inquadrarla come area simbolo in Calabria, in cui i conflitti hanno portato al primo regno di Vittorio Emanuele II a partire da quella fatidica data: 17 marzo 1861. Nel marzo1844 aCosenza in Calabria scoppiò un moto durante il quale il capitano Galluppi, figlio del grande filosofo Pasquale Galluppi, trovò la morte. In breve tempo ritornò la calma e con la calma il processo, dove furono condannate a morte 21 persone, delle quali solo sei furono giustiziate. La zona monumentale, Bucchi, dove nasce un’imponente scultura commemorativa proprio sulla 106, è stata inserita nei “luoghi della memoria”nel programma delle celebrazioni del festeggiamento del 150° anniversario dell’unità d’Italia sostenuto dal comitato Interministeriale pressola Presidenzadel Consiglio dei Ministri.</p>
<p>La storia</p>
<p>Il 13 giugno, i fratelli Emilio e Attilio Bandiera, disertori della marina austriaca patrioti che aderirono alle idee mazziniane, partirono da Corfù versola Calabriacon 17 compagni, il brigante calabrese Giuseppe Meluso e dal Pietro Boccheciampe. Il 16 giugno 1844 sbarcarono alla foce del fiume Neto, appresero che la rivolta scoppiata a Cosenza si era conclusa e che al momento non era in corso alcuna ribellione all&#8217;autorità del re. Pur non essendoci alcuna rivolta i fratelli Bandiera vollero lo stesso continuare l&#8217;impresa e partirono perla Sila. IlBoccheciampe, appresa la notizia che non c&#8217;era alcuna sommossa cui partecipare, sparì e andò al posto di polizia di Crotone per denunciare i compagni. L&#8217;allarme dato, raggiunse anche la cittadina di San Giovanni in Fiore.</p>
<p>Subito iniziarono le ricerche dei rivoltosi per opera delle guardie civiche borboniche. Proprio quando il gruppetto si trovava alle porte di San Giovanni in Fiore, furono avvistati dalle guardie civiche partite dal paese, e in seguito ad alcuni scontri a fuoco, avvenuti presso la località della <em>Stragola</em> (dove oggi si trova un cippo di marmo commemorativo delle eroiche gesta) nel comune di San Giovanni in Fiore, furono tutti catturati (meno il brigante Giuseppe Meluso che, buon conoscitore dei luoghi, essendo egli stesso originario di San Giovanni in Fiore, riuscì a sfuggire alla cattura). Furono prima portati presso le prigioni della cittadina silana, tranne i feriti che furono trasportati immediatamente a Cosenza. I catturati furono portati dinanzi la corte marziale, che li condannò a morte. Il re Ferdinando II questa volta fu severo e ne graziò pochi; i fratelli Bandiera con altri sette compagni, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Venerucci">Giovanni Venerucci</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anacarsi_Nardi">Anacarsi Nardi</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Ricciotti">Nicola Ricciotti</a>, Giacomo Rocca, Domenico Moro, Francesco Berti e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Lupatelli">Domenico Lupatelli</a>, vennero fucilati nel Vallone di Rovito nei pressi di Cosenza il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/25_luglio">25 luglio</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1844">1844</a><sup><a title="^ Felice Venosta, I fratelli Bandiera e loro compagni martiri a Cosenza: notizie storiche, Milano, C. Barbini, 1863." href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Bandiera#cite_note-1#cite_note-1">[2]</a></sup>. Le salme dei nove fucilati, prima furono seppellite nella chiesa di Sant&#8217;Agostino e poi nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Cosenza">Duomo di Cosenza</a>. Quelle dei fratelli Bandiera e di <a title="Domenico Moro (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Domenico_Moro&amp;action=edit&amp;redlink=1">Domenico Moro</a> rientrarono a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Venezia">Venezia</a> il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/18_giugno">18 giugno</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1867">1867</a>, circa un anno dopo la liberazione della <a title="Venezia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Venezia">città</a> al termine della <a title="Terza guerra di indipendenza italiana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Terza_guerra_di_indipendenza_italiana">Terza guerra di indipendenza</a>. Le tre salme sono sepolte nella <a title="Basilica dei Santi Giovanni e Paolo (Venezia)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_dei_Santi_Giovanni_e_Paolo_(Venezia)">Basilica dei Santi Giovanni e Paolo</a><sup><a title="^ Alessandro Conflenti, Commiato di Cosenza alle ceneri dei fratelli Bandiera e Domenico Moro, Cosenza, SN, 1867." href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Bandiera#cite_note-2#cite_note-2">[3]</a></sup>.</p>
<p>Il Monumento Nazionale ai caduti della spedizione dei Fratelli Bandiera è stato realizzato dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1961">1961</a> al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1966">1966</a> dall’architetto Giorgio Volpato. La prima pietra venne posta in occasione del centenario dell’Unità d’Italia il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/26_marzo">26 marzo</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1961">1961</a> e inaugurato dal Presidente della Repubblica <a title="Saragat" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Saragat">Saragat</a> (presente anche l’onorevole <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Pertini">Sandro Pertini</a>) il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/21_aprile">21 aprile</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1966">1966</a>. Parallelepipedo di calcestruzzo, cemento e marmo è una struttura su due livelli con 17 blocchi di pietra di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trani">Trani</a> a simboleggiare gli uomini della spedizione fucilati. In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia è stato riqualificato e quest’anno anche il presidente Scopelliti ha fortemente voluto presenziare assieme alle istituzioni locali una giornata per commemorare solennemente una data da non dimenticare nell’anno corrente.</p>
<p>Spigolature nel periodo risorgimentale</p>
<p>I menù dei congressi e matrimoni reali incominciano a parlare nella rappresentanza della tipicità dei luoghi, ogni regione ha la sua lingua, il suo dialetto, accompagnate da un’appartenenza geografica gastronomica: la tavola sempre imbandita del Cavour il diffondersi della pasta al pomodoro al seguito dei garibaldini  e i maccheroni di Napoli che al nord diventano spaghetti, le prime casse della carne di bue in scatola, le zuppe valdesi per far festa di fronte ad una libertà ritrovata insomma s’incomincia a parlare il linguaggio delle tradizioni, le peculiarietà che appartengono ai luoghi che solo questa bella Italia può raccontare. E allora anche a tavola si uniscono nord e sud e finalmente s’incomincia di fronte ad un piatto di polenta e di maccheroni ad intendersi.</p>
<p>E proprio in questo periodo nasce una coscienza letteraria, irrompe una piccola storia d’amore, chi non ha letto i promessi sposi sognando di essere Renzo o Lucia.</p>
<p>E’ il periodo dell’irredentismo, movimento d’opinione che voleva fortemente l’unità d’Italia, ma è doveroso ricordare ai giovani d’oggi i patrioti, un esempio in cui hanno sacrificato la loro vita per gli ideali: la patria.</p>
<p>Ada Cosco</p>
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		<title>I cittadini crotonesi condizionati dai profughi che non stazionano al CARA di S. ANNA DI ISOLA CAPO RIZZUTO MA…..</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 16:10:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio al centro della città pitagorica, tra ancor verdi cespugli di mezze canne di bambù e fusti di rami mai sfrondati c’è un ritrovo di esseri umani che ogni sera puntualmente ricompongono i loro giacigli rifacendosi alle loro abitudini, costumi di terre lontane, usanze a noi europei differenti, pratiche che sono tipiche di quel mondo dal quale fuggiti cercano la libertà! Liberi di dormire sotto le stelle perché figli dello stesso padre, ma non scarcerati dai logorii della vita che la post modernità non ha abbrancato. Un dormitorio nel cuore di Crotone, crocevia di entrata ed uscita della città nei paraggi un centro commerciale, dove il profumo di un’industria gastronomica inebria, risveglia fin dalle prime luci decine, se non centinaia, di uomini e donne che man mano che diventa giorno ripongono i loro giacigli per ritrovarli di nuovo a calar della sera. Sembrano formichine che pian piano si dirigono alle loro attività. Ognuno al proprio “lavoro”, chiedono l’elemosina nei parcheggi per la maggiore gli uomini e, le più audaci con soli due euro fanno servizi di “gran classe” agli sprovveduti maci, impotenti, che certamente porteranno alle loro femmine chissà quale problema venereo. Intorno a tutta questa alternanza di circostanze sembra che un silenzio tombale non faccia da cornice, ma sia complice di una situazione insostenibile di cui le forze dell’ordine appare non intuire il grave caso, difficile, che andrebbe riportato al vaglio delle istituzioni e trattato come si conviene!!!!!</p>
<p>Nel frattempo, in città il tam tam comincia dichiarare una nota che accorda e conferma una sorta di diffidenza e perché no intolleranza !!!!</p>
<p>Prevenire vuol dire ancora evitare ripercussioni esasperate di cittadini, forse troppo partigiani ma che hanno dato un segnale che nessuno ha colto, o non si è voluto cogliere!!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ada cosco</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/adacosco.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/adacosco.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/adacosco.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/adacosco.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/adacosco.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/adacosco.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/adacosco.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/adacosco.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/adacosco.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/adacosco.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/adacosco.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/adacosco.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/adacosco.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/adacosco.wordpress.com/128/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=128&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>CASTELMOLA PAESE DEI SOGNI</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 21:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adacosco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Castelmola è una terrazza naturale dove l’autorevolezza generatrice ha creato un bel vedere, dal quale il cielo e il mare sono un tutt’uno: l’Etna spadroneggia imponentemente e sempre temuto, circondato perennemente dalle ficare che signoreggiano intorno dove ancora esistono i pozzetti idrici che risalgono all’epoca romana, la costa ionica, il golfo dei giardini di Naxos [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=124&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Castelmola è una terrazza naturale dove l’autorevolezza generatrice ha creato un bel vedere, dal quale il cielo e il mare sono un tutt’uno: l’Etna spadroneggia imponentemente e sempre temuto, circondato perennemente dalle ficare che signoreggiano intorno dove ancora esistono i pozzetti idrici che risalgono all’epoca romana, la costa ionica, il golfo dei giardini di Naxos e la ridente Taormina che dista solo a quattro chilometri, il Capo di S. Alessio e ancora le belle coste calabresi. Altro che panorama, una cartolina in cui la realtà sposa l’ispirazione artistica di madre natura coniugando infine un inesauribile patrimonio d’amare, tuttora pieno delle sue virtù. Per le sue origini che risalgono al periodo pre-ellenico e forse per la sua posizione sopraelevata, un tempo fu la vera acropoli di Taormina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mylai, era chiamata nel periodo risalente all’età di ferro (VIII secolo a.C.), lo testimoniano il ritrovamento della necropoli di Colonnazzo, poi Mola perché assomigliante ad una mola di pietra sulla quale si arroccano le abitazioni. I colori che sovrastano sulle case variano, da un emozionante nocciola chiaro al giallo, al rosa antico fortemente mediterraneo, mentre porte e finestre sono riquadrate in pietra di Taormina, le tegole sulle case portano ancora i coppi alla siciliana. Ecco di fronte a questo paesaggio possiamo concepire con la fantasia anche quelle note generate dal Marranzano, lo schiaccia pensieri che accompagna i canti popolari e simbolo spettacolare della Sicilia.  Un tempo per entrare nel piccolo centro apriva il varco, una porta scavata nella roccia e adagiata su una monumentale scalinata in pietra lavica. E per arrivare al paese, quasi un cucuzzolo dove per arrivarci, le strade sono ancora fatte di ciottoli, sono i tornanti che a zig gag, portano fino alla piazza principale. Per raggiungere la vicina Taormina ci sono sentieri, vecchie mulattiere, che pare siano rimaste intatti, dove l’uomo è riuscito a preservare un’eco sistema all’insegna del rispetto della natura e soprattutto della storia che gli avi hanno lasciato e, qui, una piazzetta con la piccola chiesa di S. Biagio, dove c’è ancora un affresco settecentesco, la prima sorta a Castelmola dopo l’arrivo di S. Pancrazio a Taormina per portarvi la religione cristiana. Tra le stradine che s’intrecciano fino ad arrivare alla Piazza Maggiore s’intravede da subito l’insediamento medievale. Un arco all’entrata del paese è diroccato, ma rimane ai suoi piedi una gradinata in pietra calcarea. Del Castello &#8211; fortezza restano soltanto le robuste mura normanne, tuttavia sull’arcata della porta d’ingresso c’è scritto “Castello fedele a Sua Maestà anno1578”. Interessante anche la chiesa di San Giorgio dove viene custodito il patrono del paese. Al sud le feste padronali sono molto sentite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il popolo castelmolese vive esclusivamente sul turismo. piccoli imprenditori che hanno compreso quale ricchezza gli è stata consegnata dalla natura. Nonostante non ci siano autostrade per arrivarci il turista incuriosito per il gran parlare che ha costituito la storia di questo piccolo centro si arocca per salire sulla Terra che ha conosciuto diversi conquistatori, da Dionisio ad Agatocle, da Tindarione a Pirro, da Cicerone a Pompeo, dagli Arabi ai Normanni e gli Spagnoli, ma che, di fatto, è rimasto sempre al popolo siciliano.</p>
<p>Alcuni di questi popoli apportarono pace e cultura, apprezzando ed esaltando i luoghi e i prodotti, altri diversamente distrussero ciò che incontravano e tra questi l’arabo Ibrahim, noto per aver raso nel 902 l’antica Myle.<br />
Castelmola ha vissuto queste vicende con un ruolo fondamentale poiché, ergendosi su una rocca, diveniva luogo di riparo per tutti gli abitanti dei paesi limitrofi.<br />
Proprio una fortezza naturale che a causa della mancanza di strade diveniva luogo ostile e di difficile conquista.</p>
<p>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ada Cosco</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/adacosco.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/adacosco.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/adacosco.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/adacosco.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/adacosco.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/adacosco.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/adacosco.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/adacosco.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/adacosco.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/adacosco.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/adacosco.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/adacosco.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/adacosco.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/adacosco.wordpress.com/124/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=124&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>BADOLATO LA PERLA DEL SUD</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 21:52:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adacosco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlare dei paesi del sud con la loro storia, culla di cultura che abbiamo bisogno di riportare ai giovani <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=122&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Badolato</p>
<p>&nbsp;</p>
<p> Qualcuno l’ha definito  una perla nascosta nel Mar Ionio. S’impernia su un colle  dal quale domina l’intera valle del torrente Gallipari. Colonizzato da calanchi che ne contraddistinguono quelle peculiarità tipiche della terra calabra. Coronato da una macchia mediterranea sorprendente e dove gli ulivi secolari la fanno da padrona. Caratteristica sorprendente la sera, basta guardare verso Badolato da mille fronti e s’intravedono delle luci imperanti anche da molto lontano. Cenni al mistero, tracce di espressioni soffuse in cerca di compagnia, dettagli percepiti dall’immaginazione di un tempo inseguito. Mentre di giorno, nel piccolo presepe vivente, il lavorìo della gente appare brulicante, si scorgono veterani della terra che continuano a coltivarla riportando sempre a casa qualcosa trasportata in sacche sul capo. E le loro spose  con il fazzolettone che copre la testa, li attendono in faccende affaccendate. L’allegoria ti spinge ad entrare nell’ancora misterioso paese e farsi trasportare nel borgo medioevale, dalle viuzze strette e complici di un’autenticità ricercata, alle miriadi di chiesette sparse qua e là  . In questo contesto, il tempo sembra aver segnato un’immortalità tangibile e gli abitanti mostrano una fedeltà a quelle origini che fino ad oggi nessuno ha voluto mai tradire, anzi, la nuova generazione vuole serbarne le memorie di cui sono le identità da custodire per i posteri.</p>
<p>Badolato, 3.500 abitanti, è raggiunta dalla statale 106,30 kmda Catanzaro, divisa, si fa per dire, da un pugno di chilometri, da genealogie di ieri e quelle di oggi. In un Badolato superiore che raccoglie le gesta, sorto nel lontano1080 tra le mura antiche di arcaiche civiltà e quella marina dove nel1951 acausa di alluvioni molti sono scesi, ma dove oggi le spiagge meravigliano anche chi ha girato il mondo e, visitato, grazie alle reclam propagandistiche, i lidi più paradisiaci. Ma la storia resta ancora lì, a240 metrisul livello del mare, tutto in salita, dove Roberto il Guiscardo ha voluto costruire il suo borgo, lontano dalle incursioni dei pirati turchi. Lo confermano le cinta murarie e il castello signorile con la Torre d’avvistamento che risale al XII secolo. Dal 1506 fu dominata da molte famiglie nobili. Ma sono state le confraternite di monaci Basiliani, Francescani e Domenicani  che costruirono delle comunità; ecco nascere, quindi, un interessante patrimonio  di chiese, ben 14, nelle quali ogni arcata, ogni navata ha un segno manifesto del passato e della devozione incrementata grazie alla migrazione dei religiosi.</p>
<p>L’immenso patrimonio di Badolato è partecipato soprattutto dalla gente e dalla gestione del governo locale, le ristrutturazioni di abitazioni e dei luoghi che riportano in maniera armonica la tipologia delle opere strutturali seguendo fedelmente le origini architettoniche attirando perciò l’attenzione di appassionati dell’arte, della tranquillità, della quiete ma soprattutto attratti da quell’arresto del tempo, in cui, in chiave di lettura è dimostrabile una solitudine dove il rifugio della villeggiatura trova dimora a dispetto da quella vita quotidiana logorante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il paese fantasma rinato grazie ai profughi curdi e il rinnovamento</p>
<p>Del resto anche  tanti immigrati hanno scoperto il quieto vivere. Quando nell’anno 1997, sbarcano 460 immigrati sulle coste badolatesi, questi trovano anche una seconda casa. E mentre il governo dell’epoca da una parte e, i media dall’altra che dal canto loro allarmavano , strepitavano ad allontanare le richieste di ospitalità e asilo politico. Trovarono invece la loro pace soprattutto quelli che sbarcarono nel dicembre dello stesso anno. Ampia solidarietà da parte di tutta la popolazione mobilitandosi in massa, offrendo loro non solo un riparo. E proprio nel monastero, una delle chiese più importanti del paese, che i Curdi e non solo, ricevettero tutte le cure possibili. Il paese sulla costa ionica della Calabria è diventato famoso per essere stato il centro di un’esperienza unica, di convivenza, d’integrazione, di rispetto tra gente appartenenti a culture diverse. Non solo,  se si pensa al convento di Santa Maria  Degli Angeli che ospita anche una comunità di ex tossicodipendenti. Un progetto pilota “U focularu”, The Home Project realizzato dal comune di Badolato insieme al CIR è un modello di solidarietà con i profughi in una zona abbandonata ma ora non più dimenticata. In tanti hanno investito sul “mattone”. Piero Pilu’ è stato uno di loro.</p>
<p> Negli anni80 inmaniera provocatoria, veniva messo in “vendita”, invece fu candidato all’ONU per il  World Habitat Award premio in cui si registra una menzione d’onore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due generazioni a confronto</p>
<p>Badolato sud o badolato nord? Questo è il dilemma? No, c’è una realtà che a tutti i costi vuole conservare le sue origini, in tutti i suoi aspetti e grazie non solo agli anziani riesce a perseguire e custodire usi e tradizioni. E c’è la nuova Badolato, quella che respira la brezza dello Ionio, dell’ultimo secolo che si è modernizzata, scolarizzata e anche le donne rivestono un ruolo importante nella società, come del resto molte società post-moderne, come la signora Luisa dedita alla promozione del paese insieme ai soci dell’associazione “Borgo Antico”, e se avete bisogno di conoscere la storia di Badolato o essere guidati alla riscoperta della borgata è un’eccellente tour-operator. In tanti attratti dal costume popolare, tant’è che quando una coppia si  sposa non c’è portone che non ha un arco di fiori e le bomboniere sono accompagnate rigorosamente da dolci di vino cotto, “i mastazzoli”. Tra le bellezze da non tralasciare la cascata del Romito nella gola dell’Appennino che raccoglie gli amanti dell’escurionismo ecologico. E fra i tanti prodotti tipici spunta l’eccellenza: chi non ricorda la famosa n’duja.</p>
<p>Numerose le opere d’arte, centinaia di testimonianze di un epoca passata, ma oggi si parla anche rock con il festival in un paese rinato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ada cosco</p>
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		<title>GALA&#8217; DI FINE ANNO NEL PARTERRE DI TELESTUDIO TORINO</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 10:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adacosco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[tv moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[l'editoria del digitale terrestre, le sfide del nuovo sistema e anche il coraggio degli editori !!<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=113&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:medium;">Galà di fine anno nel parterre di Telestudio</span></p>
<p><span style="font-size:medium;">Tutto pronto in regia. </span></p>
<p><span style="font-size:medium;">In uno dei tanti set televisivi di TST Group, appare come una luce emozionante un&#8217;insieme di elementi natalizi, coccarde, ghirlande e alberi di natale in festa che spiccano dal villaggio scenografico, rincuorando i sentimentalisti. Finalmente segni che esprimono note del periodo più atteso dagli italiani: il Santo Natale. Incomincia alle 14 del 22 dicembre la diretta tv, poi finita alle 24,35, un tour de force con due nomi eccellenti che hanno fatto la storia di telestudio nel lontano 1976, Clara Vercelli e Gianluca Marchetti.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;">In via Rocca De Baldi 20 sembrava una lunga processione, grandi nomi di personaggi prestigiosi che calcano la politica locale, che rivestono un ruolo importante nella città della mole, uomini e donne che continuano a dare una esponenziale vita al territorio erano lì, nel salotto più ambito di Torino per dare un contributo augurale. A fare gli onori di “casa,” giusto trovandoselo di fronte, appena si entra nella Hall, il patron: il cavalier Barberi Giuseppe ideatore e fondatore del gruppo TST, insomma come si conviene in tutte le famiglie in cui arrivano gli ospiti e l&#8217;ospitalità a Telestudio è sacra, non usa formalità ma ricercatezze. Le sue maniere di ospitalità hanno uno stile unico. Nessuno ha disdegnato l&#8217;invito, tutti hanno voluto sedersi in quel salotto rosso dove il Natale era costituito da tanti segni tangibili della festività natalizia, scambiarsi gli auguri era il minimo per ringraziare della fedeltà davanti ai teleutenti che seguono l&#8217;emittente. I due instancabili conduttori hanno portato a termine la diretta tv, senza fermarsi ed hanno annunciato un palinsesto, in virtù del digitale terrestre nel 2011, carico di tantissimi programmi , ben 12 passaggi di notiziari flash aggiornati e molti spettacoli, rubriche per bambini e non più giovani, mondo donna, economia, politica, agricoltura e tanto altro ancora. Con un linguaggio adatto ad un pubblico esigente ma attento, saranno in grado di entrare nelle case dei piemontesi, e non solo, con i giusti requisiti proponendo qualità dal piccolo schermo.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;">Un calendario quindi, traboccante di appuntamenti su TST a partire dal nuovo anno con una Publimedia coraggiosa, determinata e più forte che mai.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;">Ada Cosco</span></p>
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		<title>ETRA MODELLO DA IMITARE?</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 10:44:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adacosco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[ENERGIA, TERRITORIO E RISORSE AMBIENTALI E.T.R.A MODELLO DA IMITARE Alle 10,26 arrivo a Cittadella, cittadina del Veneto dove vi è la sede dell’ETRA, una società che lavora nel servizio pubblico sull’erogazione dell’acqua e l’ausilio delle potenziali garanzie a beneficio della collettività e della raccolta differenziata . 10,30 appuntamento insindacabile, accolta dal responsabile dell’ufficio stampa Alessandro, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=107&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ENERGIA, TERRITORIO E RISORSE AMBIENTALI</p>
<p>E.T.R.A MODELLO DA IMITARE</p>
<p>Alle 10,26 arrivo a Cittadella, cittadina del Veneto dove vi è la sede dell’ETRA, una società che lavora nel servizio pubblico sull’erogazione dell’acqua e l’ausilio delle potenziali garanzie a beneficio della collettività e della raccolta differenziata . 10,30 appuntamento insindacabile, accolta dal responsabile dell’ufficio stampa <a href="http://adacosco.files.wordpress.com/2010/11/art_1920_1_stefano20svegliado_ok1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-108" title="Ceccon - gbacg30bas2c" src="http://adacosco.files.wordpress.com/2010/11/art_1920_1_stefano20svegliado_ok1.jpg?w=191&#038;h=300" alt="" width="191" height="300" /></a>Alessandro, che m’illustra che fine fanno “i nostri rifiuti”, la depurazione delle acque reflue e la digestione dell’umido. Ed è proprio il presidente dell’ETRA, un boy scout che non ha perso il piglio scoutistico, che si racconta con quel sorriso corporative  che ti mette ad agio, prestando  attenzione alle esigenze collettive:” All’ascolto dell’ esigenze nascono nuovi servizi, con questo slogan (ormai diventata una politica aziendale) abbiamo voluto sottolineare l’importanza che i giudizi della gente reclami e consigli nell’attività dell’Ente nella pianificazione, rivestono un ruolo prioritario”. L’anno scorso 1500 famiglie hanno risposto ad un questionario sul servizio pubblico idrico e rifiuti, cosicché di seguito sono nate delle iniziative per garantire uno sportello meno burocratico e risolvere le problematiche che si prospettano. Ma dopo poco tempo l’Etra vuole diventare anche ambientalista, “dai rifiuti organici, compost ed energia poi la carta riciclata  è risparmio di acqua e di energia, dalla plastica, tessuti e arredi per il giardino, dal vetro le bottiglie verdi e marroni, dalle lattine le caffettiere, da oli di cucina biodiesel e saponi. Nel 2005 nel centro biotrattamenti di Camposampiero è stato inaugurato un impianto d’eccellenza, costruito con l’obbiettivo di ridurre il carico di azoto che viene dalla laguna veneta che è in grado di sfruttare il biogas e l’energia elettrica prodotta dalla lavorazione del rifiuto per generare l’elettricità necessaria  per far funzionare l’impianto rendendolo quasi autosufficiente. Forse il Sud, tanto segnato in questi ultimi tempi per l’allarme spazzatura, potrebbe prendere esempio di questi casi che diventano anche risorse per il territorio con la responsabilità degli Enti locali ma soprattutto dei cittadini, forse nel sistema ci sarebbero meno incursioni a favore di una società in-sostenibile. E con il federalismo alle porte anche la spazzatura può diventare reddito nelle casse di chi governa e riprodurlo in servizi e benessere alla collettività</p>
<p>Ada cosco</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/adacosco.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/adacosco.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/adacosco.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/adacosco.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/adacosco.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/adacosco.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/adacosco.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/adacosco.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/adacosco.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/adacosco.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/adacosco.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/adacosco.wordpress.com/107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/adacosco.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/adacosco.wordpress.com/107/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=107&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LA SPOSA CONTADINA</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 19:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adacosco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[è UN RACCONTO CHE METTE IN EVIDENZA LA NATURA E LA SEMPLICITA' RURALE<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=adacosco.wordpress.com&amp;blog=1975519&amp;post=102&amp;subd=adacosco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>LA SPOSA CONTADINA</p>
<p>Nel piccolo laghetto, dove di giorno si dissetano gli uccelli migratori e tanti altri animaletti che abitano attorno alla cascina di Miranda, le rane in un concerto canterino avevano inscenato un motivetto insolito sotto una luna piena; colmo di speranze attorno due cuori e ancor più, a dire il vero, una “capanna” che nonostante tutto sarebbe diventato un eremo fantastico, popolata da esseri viventi liberi, animati e benvoluti da una natura circostante alleata e spudoratamente complice. Un richiamo alle origini con un fascino agreste da fiaba. Nonostante il gran trambusto per organizzare l’evento, al fine di coronare il suo di matrimonio, aiutata dai familiari e dai vicini amici contadini, non poté fare a meno di non accorgersi di quello strano fluido ballerino dopo il crepuscolo, che man mano sempre più coraggioso entrava a suggestionare anche i presenti, indaffarati nel mettere a punto le ultime cose per la cerimonia del giorno dopo. Chissà perché, però, a mezzanotte in punto alla vigilia delle nozze di Miranda, un silenzio aveva sottomesso le anime vaganti, peregrinavano solo le volpi a caccia di bottini, quatte quatte. Mentre le stelle lassù parevano impazzite, una danza delirante le vedeva sprizzare nel firmamento, all’ insegna di un’impressionante rituale augurale. E chi era con il nasino all’insù restava sbalordito, sconvolto e abbagliato da quella danza, che avrebbe vegliato fino all’alba. Ma questa visione è privilegio di pochi. Tutto si svolgeva nell’attuale secolo, dove la globalizzazione non vi è entrata, in questo posto agreste, quasi fuori del mondo per come si vive e si assapora, ancor oggi, aria d’altri tempi.  Dolce, gracchiante e quasi a dirla tutta gradevole si sentiva nella piccola vallata un armonioso inno all’amore, sotto un prato di stelle che luccicavano come mai il firmamento aveva brillato. Eppure le rane avevano inscenato un’operistica fantastica, quasi consapevoli e complici dell’evento. Tanti conoscevano Miranda, perché era sempre gentile e premurosa, pensava di rendere la vita ai dimoranti e, non solo, tranquilla e serena non facendo mancare loro nulla, proprio nulla. Anche un kit veterinario pronto soccorso, murato nel casolare dell’aia e una sala travaglio per i casi più complicati.</p>
<p>Aveva conosciuto il suo prossimo sposo proprio, quando perse Titti, la coniglietta, che per dare alla luce i suoi piccoli si era nascosta nel boschetto vicino casa, dove si era scavata una tana per difendere la prole dalle signore volpi. E lui, pastore per vocazione, pascolava le sue mucche nel podere affittato a mezzadria, accanto alla proprietà di Miranda e con il quale era nato un appassionante rapporto. Fu l’interesse comune che li legò di botto, nell’amare la natura e gli animali. Diventando per entrambe una missione, per lei raggiunta dai 32 anni e lui 38, grande e grosso, pacioccone, apparentemente sgraziato ma bonaccione che lei definiva orsetto. Decidendo così di unire questi sentimenti, preziosi se vissuti insieme. Lei era una semplice donna minuta, ma forzuta a causa del duro lavoro nei campi che le permetteva di rinvigorire muscoli e renderla sempre in forma, senza parlare dei polpacci atletici. Il lavoro da svolgere era veramente tanto. Dal sorgere del sole, al tramonto, era sempre in giro nel podere, il suo, perché figlia unica. La scuola che aveva frequentato fino alle superiori, le assicurò una buona formazione culturale. Ma quanta fatica arrivare da casa all’autobus giallo sulla statale, sia d’estate sotto il solleone o d’inverno con il freddo gelido, soprattutto per conquistare la maturità magistrale, scortata sempre da una schiera di amici a quattro zampe, mentre i compagni le sbellicavano dietro! ( una volta si trovò nella tasca del cappotto il suo micino preferito, spiccando salti mortali per non farsi accorgere dalla maestra, un miagolio le sarebbe costato caro, però c’è la fatta, si diplomò con buoni voti. Nella piccola cittadina di provincia da lei praticata poco, ma nella quale doveva spostarsi per sbrigare le commissioni: spese, e acquisti al consorzio agrario, riconoscevano in lei questo attaccamento smisurato per gli animali che custodiva in maniera esemplare.</p>
<p>LA SERA PRIMA</p>
<p>Per la festa nuziale tutto era pronto, tutti trafficando alacremente fino a notte fonda per mettere a punto gli ultimi accorgimenti.</p>
<p>Il banchetto nuziale non era altro che un pranzo preparato dalle donne, che hanno riprodotto i piatti tradizionali, compresa la pasta con le polpettine delle uova gemellari di Genoeffa, il capretto già infilzato e messo con le spezie a macerare per poterlo poi adagiare sui carboni ardenti con i salsicciotti, intrinseci di salsa di pepe. Il maialetto pulito e stiracchiato invece, andava a finire su una girandola sotto la quale braci di olivo secolare irroravano la sua tenerezza e spezie mediterranee combinavano un tutt’uno tra quella carne rosa e croccante. Due botti di vino sul cortile, uno bianco e uno rosato erano nell&#8217;attesa di dissetare i tormentati dalla sete. Pure i dolci rigorosamente selezionati per la cerimonia. E poi, quei confetti colorati fatti con zucchero e mandorle intere, che aspetti stupendi! Intanto il vestito, è pronto sul manichino, stirato e irrigidito da un estratto concentrato d’erbette dal profumo di lavanda in fiore. La parte di sopra, il corpino a mezze maniche, era ricamata con assoluta raffinatezza e maestria con filati pregiati che non si trovavano più in commercio, intagli da cavarsi gli occhi per il tempo dedicato soprattutto nelle rifiniture. La parte sottana, rafforzata da stecche sottilissime in legno, nascoste da una passamaneria di raso per una larga e lunga gonna, abitata a vista da gerbere bianche dalle quali il pistillo dorato raccoglieva uno strano luccichìo misterioso. Ma i fiori non erano finti, fatti crescere nel giardino dell’aia, fioriti e tirati su come se uscissero da un dipinto plasmato ad opera d’arte per un’occasione speciale con tutta la passione possibile. Raccolti uno per uno con cura e con quella designazione: accompagnare la sposa all’altare con eleganza e grazia. Che dire della corona: una ghirlanda di boccioli impregnati di profumo, su quei capelli neri boccoluti dalle cui ciocche spuntavano tenere margherite bianche.</p>
<p>IL FATIDICO GIORNO</p>
<p>Così era vestita, come una principessa quella mattina che di buon’ora era andata, come il solito, a salutare le sue amiche nelle stalle. Giorgio, uno stallone nero, era fuori sull’aia, già pulito e lustrato per tirare il calesse che avrebbe portato la giovane sposina in chiesa, insieme al suo papà. Giorgio sembrava ringiovanito: una lunga treccia dalla criniera alla coda intessuta da un nastro bianco, le scarpette gommate per non infastidire i passanti e un fiocco annodato al collo lo rendevano diverso, sotto quei baffetti che lo contraddistinguevano dagli altri purosangue che guardandolo dalla staccionata della stalla, un pizzico d’invidia saliva palesemente dai loro sguardi. Il calesse con le due lanterne, ai lati, luccicava tanto del lustro procurato. Erano pronti tutti, nell’aia le ochette guizzavano andando su e giù, schiamazzando abbastanza da trascinare anche gli altri amici a quattro zampe, attoniti ma consapevoli della gran festa, “oggi si mangia bene”. La mamma di Miranda tirata a tubo come si conviene per la cerimonia e il papà, un semplice completo grigio con una gerbera all’occhiello. La più simpatica è la nonna. Pimpante signora che non ha badato a spese per comprarsi un abito alla moda, mormorando w la pensione! E secondo una confidenza, fatta proprio dalla nipote, da quando le regalarono una cuffia, quella che si mette in piscina per non bagnarsi i capelli, si sente ringiovanita. Nessun maquillage, neppure chirurgie plastiche, la nonna con quel copricapo elastico si sentiva tirare la pelle, vissuta nel tempo, e quell’allungamento abbassava il suo stato d’età. Un cappello enorme di paglia copriva tutto e lei dava ascolto a lusinghe da parte di tutti per come portava quel peso del tempo con disinvoltura.</p>
<p>E’ arrivata l’ora, si parte per un lungo viaggio! Seppur breve il tragitto, il cammino è inteso come nuova vita a due, pronti a giurare fedeltà e rispetto. Davanti la chiesa, lo sposo era sfolgorante e i suoi occhi si posavano impazientemente sulla strada dalla quale doveva spuntare la sua futura moglie. In mano solo un piccolo mazzetto di bucaneve, freschi, con la rugiada ancora incollata ai candidi petali che solo loro potevano raccontare di quanti affanni nascondevano le ultime ore dalla cerimonia per pronunciare quel tanto atteso“SI”. Poi, agitato ma felice, per il neo marito, quando vide apparire il cavallo, fiero e nobile e, sopra, la sua splendida Miranda finì il suo martirio d’attesa. Benché seguita dai suoi fedeli compagni, non solo quelli a quattro zampe li raggiungono anche la papera, amica fedele e a seguire la famiglia, sfidando il mondo della strada compresi quei pirati che forse quel giorno hanno deciso di incrociare le braccia. Eccola, leggiadra fanciulla! Principessa dell’universo che tanto ama, sembra veramente incastonata in una bella favola di Walt Disney dove tutto è possibile. Dopo la consegna del padre al futuro sposo sul colonnato della chiesa, mano nella mano si accingono a promettere amore eterno di fronte all’altare. Piccoli gesti, sguardi frugali e un “sei bellissima” prima del rito.</p>
<p>Finito il cerimoniale, tutti a casa di Miranda dove tante cose buone avrebbero allietato la serata. Ma una bella sorpresa li attendeva fuori della chiesa, due cavalli bianchi come la neve, statuari e gagliardi, attrezzati di tutto punto per finire una corsa, forse la più bella della loro carriera.</p>
<p>Non era solo emozionata Miranda, era felice, toccava il cielo con le mani, del resto la si sentiva nell’aria l’esultanza attraverso l’armonia che regalava il luogo e la gente che sprigionava benessere in una giornata particolarmente da ricordare. Si è fatto tardi, i bambini si sono addormentati nelle aiole, qualcuno è finito pure nel fienile facendo preoccupare i genitori e qualche zio aveva alzato il gomito e trovando giaciglio sulle balle di fieno. Ma gli altri tengono duro, protraendo la festa con canti e balli fino a notte fonda. Mentre il signore e la neo signora si abbandonavano in un dolce oblio, pago della buona riuscita della cerimonia, ammiccano estenuati aspettando una nuova vita.</p>
<p>Ada Cosco</p>
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